Vaccini anti Covid: ecco perché i dati vanno letti diversamente

//Vaccini anti Covid: ecco perché i dati vanno letti diversamente
di Laura Lodetti – Ceo di Progea

Non è vero che non si vaccina il personale sanitario;  è solo che la rilevazione del ruolo non è precisa. Il problema è la veridicità della fotografia dei dati, che risulta sfuocata.

Dopo la pubblicazione, da parte di Fondazione Gimbe, del grafico relativo alle percentuali di somministrazione del vaccino anti Covid al personale sanitario e non sanitario, nelle diverse regioni d’Italia, molta polemica è stata fatta sui social network e dai media… ma i dati vanno letti veramente così?

Chi lavora in sanità e soprattutto chi è impegnato nell’ingente campagna vaccinale di questi giorni ben sa che questo è l’ennesimo modo per mettere alla gogna un sistema già fortemente sotto stress. Basta fare un giro perlustrativo nelle sedi in cui si erogano le vaccinazioni per avere una fotografia precisa di cosa stia realmente succedendo.

Facciamoci una domanda: l’obiettivo della collettività qual è? Avere il numero maggiore di soggetti vaccinati! E allora fermiamoci a questo e facciamo un plauso a chi con grandi sacrifici, a tutti i livelli (dal personale sanitario a quello ammnistrativo), ha consentito di raggiungere un obiettivo così sfidante in un periodo così tragico per il nostro SSN.


L’ORIGINE DELLE CRITICHE

Facciamo un approfondimento sul perché i dati portano a queste critiche.

L’analisi parte da lontano: i sistemi informativi delle anagrafi vaccinali regionali nascono per gestire numeri e popolazione ben diversa da quella oggetto della presente rilevazione. Il fine primo sono le vaccinazioni obbligatorie, che rinomatamente si fanno prioritariamente ai minori. A  questo, nel tempo, si aggiungono le antinfluenzali; per entrambe non ha senso categorizzare la popolazione di riferimento per ruolo e/o profilo. Si parla infatti sostanzialmente di minori e anziani.

La rilevazione su vaccini anti Covid  vuole quindi forzare sistemi informatici, che non nascono per questo scopo,  a rendicontare informazioni, forse ridondanti. Quindi, in assenza di un sistema ad hoc e data l’imminente necessità di rilevazione… che si fa? Pronti via e si parte con il magico ed intramontabile file Excel…

Ma davvero si può credere che il sistema di monitoraggio di 80.000.000 di vaccini possa passare per fogli di lavoro Excel? Certo che no! E quindi ecco che si utilizzano gli strumenti disponibili (SIAVR) che però devono essere adattati alle nuove richieste. Ci sono tuttavia due aspetti che sono uno scoglio:

  • I numeri di inoculi: nel progettare questi sistemi qualcuno si sarebbe mai immaginato di dover registrare 80.000.000 di inoculi in un anno rilevando anche ruolo e profilo?
  • La diffusione: oggi la campagna vaccinale ha coinvolto sedi e presidi che in passato non erano minimamente mappati nella rete delle erogazioni.

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Nell’arco di meno di un mese si è quindi dovuto ” forzare” uno strumento a rispondere a esigenze differenti da quelle per le quali era stato programmato. Si è proceduto inoltre ad una maggiore diffusione dello stesso, aumentando a livello regionale, e conseguentemente nazionale, il numero di istallazioni, di postazioni, di account, di soggetti autorizzati all’accesso. Questo, come sempre quando si mette sotto stress un sistema, ha implicato un sovraccarico di rete, maggiori difficoltà di accesso, problemi con il SISS, con il collegamento all’anagrafe sanitaria etc… e conseguentemente anche maggiori tempi per registrare il dato rispetto agli standard tipici…  A tutto questo aggiungiamo che si stanno inoculando più di 80.000 vaccini al giorno, numeri mai visti in passato.

Può accadere, e chi è addetto alla registrazione del dato può darne riscontro, che sia richiesto più tempo per la registrazione dell’informazione rispetto a quello necessario per l’inoculo.


LA RILEVAZIONE DEI DATI

Se il vero obiettivo è quello di avere la corretta anagrafica sanitaria del soggetto vaccinato e soprattutto un suo eventuale recapito per ricontattarlo per le dosi successive, si comprende perché, a fronte di cadute di rete, sistemi che non rispondono, carte SISS che non vengono lette etc.., gli operatori prestino poca attenzione al campo “ruolo/profilo”.  Presi da buona volontà e senso del dovere ci si attrezza anche per avere una doppia rilevazione, da un lato la registrazione sui sistemi informativi regionali a valenza sanitaria, dall’altro il magico foglio Excel per rilevare l’informazione che sul sistema strutturato si fa fatica ad inserire. Poi però qualcuno questi dati deve metterli insieme e anche qui tempi e strumenti non sono dei più adeguati.

Per garantire numeri così alti, le vaccinazione sono erogate fino alle 21.30 e il dato va inviato al Ministero della Salute entro mezzanotte…Quindi qualche “magica fatina” che con sommo sforzo, la sera fuori orario di servizio (e vuoi vedere che sono gli amministrativi tanto criticati) mette insieme i dati e nel farlo non sempre riesce a correlare le informazioni, stante anche i tempi risicati, e quindi a contare correttamente i sanitari rispetto agli altri, privilegiando per sfinimento la categoria “altro” pur di mandare un dato corretto nel numero e nella consistenza. Il problema è dunque la veridicità della fotografia che risulta sfuocata, perché nel campo “altro” finiscono inevitabilmente tanti sanitari. Non è vero che non si vaccina il personale sanitario è solo che la rilevazione del ruolo/profilo non è precisa.

In un mondo perfetto dove i software funzionano a meraviglia, la rete non cade mai, le anagrafi sanitarie hanno al loro interno anche ruolo e profilo (sempre che con la privacy sia permesso), le carte SISS di identificazione non fanno le bizze, certamente tutto filerebbe liscio come l’olio…ma la digitalizzazione del SSN è un mondo perfetto? E se lo fosse sarebbe diffusa in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale?

Di fronte all’ingente sforzo richiesto a tutti gli attori è veramente prioritario disquisire su ruolo e profilo? Perché accanirsi a leggere il dato in questo modo? Soprattutto ora, momento in cui i sistemi sono ancora in fase di rodaggio?  Non possiamo dare fiducia agli attori del sistema che sicuramente stanno seguendo le indicazioni di MdS e CTS?

Infine, se anche quando i dati saranno “sistemati” risulterà una percentuale consistente di personale non sanitario perché dobbiamo tanto indignarci? Non è forse giusto vaccinare tutti coloro che a diverso titolo gravitano a tempo pieno sulle strutture sanitarie? Studenti di medicina, tirocinanti, volontari, autisti di Croce Rossa, personale delle ditte appaltatrici di mensa, pulizie, servizi di ausiliariato, tecnici, personale amministrativo non hanno forse diritto ad una protezione lavorando in ambienti così ad alto rischio?

2021-01-29T22:01:36+01:0029 Gennaio 2021|Senza categoria|